UNIVERSITA’ E RICERCA: IBM E POLITECNICO DI TORINO INVESTONO SUL FUTURO

Attività di ricerca congiunta e di formazione per il prossimo triennio, anche in risposta alla difficile fase economica nazionale: è su queste basi che oggi, al Castello del Valentino, il Rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, e il presidente e amministratore delegato di IBM Italia Luciano Martucci hanno firmato la convenzione quadro 2008-2011. L’ampio accordo suggella un proficuo rapporto avviato nel 2001 e prevede che le due organizzazioni diano ulteriore impulso alla collaborazione scientifica per lo sviluppo di tecnologia innovativa e di programmi per la didattica, investendo quindi in conoscenza, elemento chiave per un sistema territoriale – sia locale sia nazionale – che deve crescere per salvaguardare la propria competitività e per guardare al futuro.

“Alla luce di specificità proprie – dichiara Luciano Martucci – la partnership con il Politecnico di Torino rispecchia l’impegno che IBM continuamente profonde con le migliori Università del mondo per creare sinergie utili al processo di innovazione di cui, ognuno dei 170 paesi in cui operiamo, ha bisogno per il suo sviluppo. I risultati ottenuti in questi 7 anni ci dicono che qui ci sono intelligenze e risorse preziose, di cui noi stessi abbiamo bisogno. Al Politecnico di Torino – conclude Martucci – offriamo l’accesso a un sistema che alla ricerca per l’IT dedica oltre 6 miliardi di dollari all’anno, con oltre 3000 addetti, 5 dei quali insigniti del Premio Nobel, e un network di 8 Centri nei cinque continenti più 24 laboratori, uno dei quali proprio in Italia. Una realtà che, per il 15° anno consecutivo, detiene la leadership nel numero di brevetti depositati negli Usa”.

Soddisfatto il Rettore del Politecnico, Francesco Profumo: “L’accordo con IBM, che oggi si arricchisce ulteriormente dopo anni di collaborazione, rappresenta un punto importante per la crescita del nostro Ateneo, sempre più orientato alla collaborazione con aziende leader nel settore tecnologico. Nel quadro di un’economia globale, un’alleanza salda e sinergica tra sistema della ricerca, formazione e mondo produttivo è l’unico modo per diventare competitivi nell’innovazione e nel trasferimento tecnologico”.

Nello specifico, gli ambiti di ricerca in cui sviluppare progetti congiunti restano l’elettronica e la fisica, con particolare riferimento alle micro e nanotecnologie, attraverso la collaborazione tra i due dipartimenti del Politecnico cui afferiscono questi settori e tre Laboratori IBM, due negli Usa e uno in Germania.

Altrettanto importanti i contenuti relativi alla formazione, con progetti per tesi di laurea in nanotecnologie per le ICT da svolgere presso il Laboratorio IBM di Almaden (California), di formazione su ERP – insieme a SAP Italia Consulting, società IBM – di didattica sulla Scienza dei Servizi e, infine, di sperimentazione su nuovi paradigmi (e-learning, social networking e tecniche innovative di architetture di sistemi) con la creazione di uno smart campus presso il Politecnico.

Ambiti e progetti per i quali l’ateneo subalpino ha già ottenuto in passato riconoscimenti dall’azienda americana tra il 2002 e il 2005, con il conferimento di 4 Faculty Award, premi in denaro a docenti e ricercatori impegnati nella Computer Science. Inoltre il Politecnico di Torino ha vinto due SUR (Shared University Research) Grant IBM, uno l’anno scorso e l’altro proprio quest’anno per il Dipartimento di Elettronica e in particolare per il gruppo di ricerca del prof. Stefano Grivet Talocia.

Ossatura portante degli studi per i quali è stato riconosciuto questo premio, costituito da finanziamenti per la donazione di hardware a sostegno di progetti di ricerca, è l’High Performance Computing, area nella quale IBM detiene la leadership con le 15 prime posizioni nella classica dei 500 supercomputer più potenti del mondo (il numero uno ha prestazioni a regime di 1,02 petaflops cioè 1,02 quadrilioni di calcoli al secondo).
E per l’occasione, in seno al workshop pomeridiano “Present and future of High Performance Computing – Trends, Challenges, and Opportunities” interverrà George Katopis, Distinguished Engineer, IBM Systems Group presso il centro IBM di Poughkeepsie, USA.

Oltre ai SUR Grant e ai Faculty Award, IBM metterà a disposizione del Politecnico l’accesso alla sua Academic Initiative, programma attraverso il quale è possibile il download gratuito di prodotti software per fini didattici e di ricerca.

fonte ibm.it

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IBM collabora con le università

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In un’impresa senza precedenti, IBM e cinque prestigiose università hanno avviato una collaborazione per la creazione di sistemi di calcolo che dovrebbero simulare le capacità di sensazione, percezione, azione, interazione e cognizione del cervello umano. Secondo la società di analisi IDC, la quantità di dati digitali cresce all’allarmante tasso del 60 per cento ogni anno, offrendo alle imprese l’accesso a nuovi incredibili flussi di informazioni. Ma senza la capacità di monitorare, analizzare e reagire a queste informazioni in tempo reale, la maggior parte del valore può andare perduto. Fino a quando i dati non vengono acquisiti e analizzati, le decisioni e gli interventi possono essere ritardati. Il “cognitive computing” offrirebbe l’opportunità di realizzare sistemi in grado di integrare e analizzare vaste quantità di dati da molte fonti in un batter d’occhio, consentendo alle imprese o ai singoli individui di prendere decisioni rapide in tempo per ottenere vantaggi significativi.

Ad esempio, i banchieri devono prendere decisioni in una frazione di secondo sulla base di dati che variano costantemente e che fluiscono a una velocità vertiginosa. E nell’attività di monitoraggio dell’approvvigionamento idrico mondiale, una rete di sensori e attuatori registra e riferisce costantemente dati quali temperatura, pressione, altezza d’onda, acustica e marea oceanica. Nell’uno o nell’altro caso, cercare di capire quella montagna di input sarebbe un’impresa impossibile per una persona, o anche per 100. Un computer cognitivo, che agisce come un “cervello globale”, potrebbe ricomporre con rapidità e accuratezza i pezzi disparati di questo puzzle complesso e aiutare le persone a prendere decisioni oculate velocemente.

Ispirandosi alla struttura, alla dinamica e al comportamento del cervello, il team di ricerca impegnato in progetto si propone di rompere il paradigma di macchina programmabile convenzionale. Sostanzialmente, il team spera di eguagliare il basso consumo energetico e le dimensioni ridotte del cervello, utilizzando dispositivi in nanoscala per sinapsi e neuroni. Questa tecnologia potrà portare alla realizzazione di architetture di calcolo e paradigmi di programmazione totalmente nuovi. L’obiettivo finale è poter disporre di computer onnipresenti, dotati di una nuova intelligenza in grado di integrare informazioni provenienti da svariati sensori e da svariate fonti, di gestire l’ambiguità, di rispondere in modo dipendente dal contesto, di apprendere nel corso del tempo e di eseguire il riconoscimento di modelli, per risolvere problemi difficili basati su percezione, azione e cognizione, in ambienti reali complessi.

Per questa sfida, IBM ha creato un team integrato e di altissimo livello di ricercatori e collaboratori, guidati dal Dr. Dharmendra Modha, manager dell’iniziativa di cognitive computing IBM, con esponenti di Stanford University (Professori Kwabena Boahen, H. Phillip Wong, Brian Wandell), University of Wisconsin-Madison (Professor Giulio Tononi), Cornell University (Professor Rajit Manohar), Columbia University Medical Center (Professor Stefano Fusi) e University of California- Merced (Professor Christopher Kello). Il team IBM è costituito da Dr. Stuart Parkin, Dr. Chung Lam, Dr. Bulent Kurdi, Dr. J. Campbell Scott, Dr. Paul Maglio, Dr. Simone Raoux, Dr. Rajagopal Ananthanarayanan, Dr. Raghav Singh, e Dr. Bipin Rajendran.

IBM e i partner coinvolti hanno ricevuto un finanziamento di 4,9 milioni di dollari dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) per la prima fase dell’iniziativa SyNAPSE (Systems of Neuromorphic Adaptive Plastic Scalable Electronics) della DARPA. La proposta di IBM “Cognitive Computing via Synaptronics and Supercomputing (C2S2)” traccia le linee della ricerca che sarà condotta nei prossimi nove mesi, in aree quali sinaptronica, scienza dei materiali, circuiti neuromorfi, simulazioni con supercomputing e ambienti virtuali. La ricerca iniziale sarà incentrata sulla dimostrazione di dispositivi simili alle sinapsi, a basso consumo, su nanoscala e sulla scoperta dei microcircuiti funzionali del cervello. La missione a lungo termine di C2S2 è realizzare computer cognitivi compatti, a basso consumo, che si avvicinino all’intelligenza dei mammiferi.

Di recente, il solo team IBM di cognitive computing ha dimostrato la simulazione in tempo quasi reale sulla scala del cervello di un piccolo mammifero, utilizzando gli algoritmi di calcolo cognitivo con la potenza del supercomputer BlueGene IBM. Con questa capacità di simulazione, i ricercatori stanno sperimentando varie ipotesi matematiche della funzione e della struttura cerebrale, lavorando alla scoperta di micro e macro circuiti computazionali essenziali del cervello.

In passato, il campo della ricerca sull’intelligenza artificiale si è concentrato su singoli aspetti della progettazione di macchine intelligenti. Il cognitive computing, all’avanguardia di questa linea di ricerca, si propone di progettare macchine intelligenti olistiche, che colleghino tra loro ordinatamente tutti i pezzi. L’iniziativa del cognitive computing IBM è nata dal suo 2006 Almaden Institute, che riunisce ogni anno le menti migliori per affrontare le sfide fondamentali al limite estremo della scienza e della tecnologia. IBM vanta una lunga storia nel campo della ricerca sull’intelligenza artificiale, che risale al lontano 1956 quando fu effettuata per la prima volta al mondo la simulazione corticale su grande scala (512 neuroni).

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IBM, report 2008 sulla responsabilità sociale d’impresa

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IBM (NYSE: IBM) ha presentato la propria Relazione sulla Responsabilità Sociale d’Impresa 2007-2008, contenente i dettagli relativi ai risultati d’esercizio e alle strategie nelle aree della governance, supply chain, tutela ambientale, politiche e pratiche d’impiego, soluzioni per i clienti e impegno per la comunità. In copertina un gruppo di dipendenti IBM in Ghana impegnati nel Corporate Service Corps, un nuovo programma ideato per promuovere lo sviluppo dei futuri leader IBM e, allo stesso tempo, per affrontare le difficoltà sociali nei mercati emergenti. Il report fornisce inoltre importanti consigli su come identificare in modo efficace le minacce più urgenti in materia sociale e ambientale nelle comunità del mondo, concentrandosi sulla riduzione dei consumi energetici nonché delle emissioni di gas. Il report può essere consultato on line su: http://www.ibm.com/ibm/responsibility.

“Questo report si propone di mettere in luce le numerose iniziative di IBM volte a fare funzionare il mondo in maniera più efficiente, nonché di delineare nuove modalità operative per migliorare ulteriormente il nostro intervento”, ha dichiarato Stanley S. Litow, Vice Presidente di Corporate Citizenship e Corporate Affairs e Presidente di IBM International Foundation. “Confidiamo che l’approccio da noi intrapreso possa offrire chiarezza, trasparenza e comprensione rispetto al nostro profondo impegno in materia di responsabilità sociale d’impresa e al forte legame tra la CSR e la nostra strategia di business.”

Il report sulla Responsabilità Sociale d’Impresa affronta anche i seguenti temi:
– Strumenti e opportunità offerte da IBM ai propri dipendenti per essere protagonisti di successo come professionisti e cittadini “globali” grazie al Global Citizen’s Portfolio: un insieme di investimenti in attività di formazione e sviluppo per consentire ai dipendenti di avere maggior responsabilità personale per quanto riguarda il loro sviluppo professionale, l’apprendimento, il benessere fisico e mentale e il coinvolgimento nella comunità.
– L’impegno di IBM volto a ridurre al minimo il proprio impatto ambientale sul pianeta attraverso programmi che favoriscono il lavoro da casa per diminuire le emissioni di CO2, riprogettando i processi per creare un numero sempre maggiore di prodotti ecosostenibili e quindi quantità sempre minore di rifiuti.
– La responsabilità sociale promossa insieme ai nostri fornitori mediante il rispetto di una serie di linee di condotta, relative ad esempio alle pari opportunità e ad un sistema di monitoraggio della responsabilità sociale tramite l’auditing.
– L’esperienza e la conoscenza tecnologica di IBM per affrontare temi sociali, come l’istruzione, attraverso il lancio di PowerUp, un programma 3-D on line gratuito con funzionalità multiplayer che ha l’obiettivo di avvicinare un numero sempre maggiore di adolescenti alle materie matematiche e scientifiche; oppure attraverso la ricerca umanitaria, fornendo l’accesso gratuito alle potenzialità dei supercomputer per la realizzazione di importanti progetti volti, ad esempio, allo sviluppo di qualità di riso più nutrienti o alla comprensione dei cambiamenti climatici in Africa.
– Partnership con i clienti per aiutarli ad affrontare le sfide sociali, economiche e ambientali mediante l’utilizzo di strumenti quali il Carbon Management Diagnostics o il sistema Intelligent utility network
– L’integrità e la responsabilità civile in una globally integrated enterprise favorite, ad esempio, anche attraverso il coinvolgimento della business community su temi quali la proprietà intellettuale e gli Open Standards.
Un video contenente tutti gli aggiornamenti sul programma Corporate Service Corps è disponibile in questo sito: http://www.ibm.com/ibm/responsibility/ghana_presentation.html
Per maggiori informazioni su IBM, visitare il sito : http://www.ibm.com

Le aziende migrano verso IBM

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IBM dichiara che dal 2004 oltre 5 mila società in tutto il mondo hanno sostituito i loro prodotti HP, Sun e EMC con sistemi server e storage IBM. Le società hanno investito in server IBM System z, Power System e System x e in soluzioni storage IBM per ridurre i costi di gestione e di consumo energetico dei loro data center. “I problemi con i nostri distributori di hardware stavano diventando insormontabili. Costi energetici in aumento, necessità di server aggiuntivi, mancanza di supporto e perdita di affidabilità uniti ad altre problematiche sul fronte delle licenze ci hanno fatto prendere la decisione di cambiare per una soluzione IBM” ha detto Ron Payne, Direttore dei Servizi di Infrastruttura per Alagasco, azienda che fornisce gas naturale pulito e a basso consumo energetico a oltre 450.000 case, imprese e industrie del nord e centro dello stato dell’Alabama. Con IBM e il Business Partner Mainline Information Systems, Alagasco stima di riuscire a risparmiare ben mezzo milione di dollari attuando il suo progetto di consolidamento, basato sulla sostituzione di server HP e Sun.
IBM ha annunciato a settembre il nuovo System z Migration Factory, una soluzione che si fonda sulla Migration factory IBM già utilizzata per i Power Systems, System x e i sistemi storage. Migration Factory comprende numerose opzioni tra cui valutazioni dei server, servizi di migrazione per aiutare i clienti ad ottenere sostanziali risparmi in termini di energia e spazio, un cost of onwnership tra i più bassi a disposizione e un rischio di business ridotto al minimo grazie all’adozione di tecnologie assolutamente sicure.
Alcuni risultati.
Per System z: IBM ha fatto migrare oltre 150 clienti in tutto il mondo in meno di un anno con particolare successo nei settori Finance, Distribution, Communication, Industrial, Pubblic e General Business.
Per Power Systems: IBM ha fatto migrare oltre 1.300 clienti in tutto il mondo dall’avvio delle attività alcuni anni fà, in tutti i principali settori: Finance, Communication, Industrial, Pubblic e General Business.
Per System x: IBM ha fatto migrare oltre 800 clienti in tutto il mondo solo quest’anno, con particolare successo nel settore della Distribuzione.
Per Storage: dal 2006 ad oggi IBM ha fatto migrare circa 2,900 clienti in tutto il mondo in particolare nei settori Finance, Communication, Industrial, Pubblic e General Business.
Tra i clienti di Sample IBM Migration Factory vi sono, tra gli altri, Adecco, Baylor, Ercot, OSRAM SYLVANIA, Phase 2, Prudential Fox & Roach, Ranstad.
Per maggiori informazioni circa IBM Migration Factory, visitare il sito http://www.ibm.com/systems/migratetoibm/factory. Per informazioni circa IBM Systems , visitare siti http://www.ibm.com/power, http://www.ibm.com/mainframe, http://www.ibm.com/systems/x, http://www.ibm.com/storage.

fonte ibm

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IBM acquisisce Transitive

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IBM ha annunciato i piani per l’acquisizione di Transitive Corporation, una società di tecnologia a capitale privato, con sede a Los Gatos, California, e team di ricerca e sviluppo a Manchester, Gran Bretagna. Non sono stati resi noti i termini finanziari. Transitive è leader nella virtualizzazione interpiattaforma e pioniera nello sviluppo di tecnologie che consentono ad applicazioni scritte per un tipo di microprocessore e sistema operativo di girare su diverse piattaforme, senza o con minime modifiche. Di conseguenza, la tecnologia Transitive consentirà ai clienti di consolidare le applicazioni basate su Linux sui sistemi IBM più adatti alle loro esigenze di business.

Le innovazioni tecnologiche di Transitive hanno valso all’azienda 48 brevetti mondiali e numerosi riconoscimenti nel settore.

Questa acquisizione rientra nella strategia IBM che si propone di aiutare i clienti a ottimizzare l’efficienza e la produttività delle infrastruttura tecnologiche e a migliorare l’utilizzo dei server che la supportano. Con questa tecnologia, unitamente alle funzionalità di migrazione esistenti, i sistemi IBM offrono alle imprese un percorso più facile e veloce per i progetti di consolidamento che permettono di ridurre spese operative, spazi fisici e costi energetici.

La tecnologia Transitive è inserita attualmente nel software IBM PowerVMTM , per aiutare i clienti a consolidare i propri carichi di lavoro x86 Linux su IBM Systems. IBM osserva una crescente tendenza dei clienti a migrare da server sottoutilizzati a sistemi IBM, compresi i luso mainframe e Power Systems. L’azienda si impegna a sviluppare tool e soluzioni supplementari per facilitare ulteriormente le migrazioni, riducendo al minimo il rischio e aumentando il ritorno finanziario per i clienti che voglione ottenere vantaggi di business significativi.

IBM
Per ulteriori informazioni su IBM Systems, visitare il sito http://www.ibm.com/systems.

fonte ibm.it

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IBM, future opportunità per la pubblicità

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Sviluppata online, a livello globale, la seconda indagine di IBM sulle abitudini dei consumatori in relazione ai media digitali e all’industria dell’intrattenimento ha svelato che gli utenti stanno adottando sempre più velocemente servizi – come social network e video – attraverso telefonini e computer e che questo sta incidendo sulle modalità tradizionali di fruizione.

 

L’indagine, che è stata condotta su 2.800 individui in sei paesi – Australia, Germania, India, Giappone, Regno Unito e USA – mostra inoltre che le persone sono inclini ad instaurare un rapporto personale con gli inserzionisti condividendo informazioni su se stessi se questo porta a incentivi personalizzati che incontrano il loro stile di vita. Ciò promette alle aziende significative opportunità di guadagno attraverso consumatori sempre più informati e consapevoli.
“Voglio i miei contenuti su supporti digitali e strumenti interattivi”
Lo studio dello scorso anno mostrava il declino della televisione come il principale canale media. Lo studio di quest’anno ha svelato l’adozione e l’uso su larga scala di contenuti digitali attraverso computer, telefonini, servizi basati su modelli sostenuti dalla pubblicità (al contrario di quelli pagati dai consumatori) che sono preferiti da una persona su tre a livello globale. L’adozione di molti servizi di contenuti digitali è raddoppiata dallo scorso anno, grazie a servizi come i social network che sono oggi al 60% di penetrazione e servizi dati internet per supporti mobili che incontrano più del 40% del gradimento. Mentre l’adozione di servizi di contenuti digitali si sta diffondendo, l’interattività, attraverso funzioni come i sondaggi tra gli utenti e il caricamento di video, è concentrata tra quei consumatori che sono maggiormente esperti.
“Con la nascita del web 2.0, milioni di utenti possono istantaneamente creare, pubblicare e utilizzare contenuti; per sopravvivere, gli inserzionisti devono capire come raggiungere i loro target attraverso la molteplicità di strumenti disponibili – ha dichiarato Dick Anderson, General Manager IBM Media & Entertainment – Conoscere le preferenze dei diversi segmenti di consumatori e fornire loro contenuti e messaggi coerenti è fondamentale per un successo duraturo”.
I consumatori si sentono a proprio agio e desiderano la possibilità di accedere ai contenuti sia via cavo sia in modalità wireless. Il 76% dei consumatori intervistati ha già fruito di video sul suo computer, il 27% in più rispetto allo scorso anno. Il 32% indica di aver utilizzato tali video su un computer portatile o su un telefonino, più del 45% dello scorso anno. L’interesse relativo ai contenuti su strumenti portatili è più che raddoppiato (55%) in un anno.
Più del 70% dei consumatori intervistati preferisce, sia per i device mobili sia per quelli via cavo, servizi basati su modelli sostenuti dalla pubblicità rispetto a quelli pagati dai consumatori, ciò rappresenta una forte opportunità di crescita per le aziende di questo comparto. La preferenza per questa tipologia di servizi varia tra il 62% e l’80% per paese, con il Giappone che ha il più alto tasso di preferenza qualunque sia lo strumento digitale. 
“Vedo meno TV perchè ho l’aternativa dei video online”
I consumatori stanno passando oltre lo stadio di sperimentazione relativamente alla fruizione di video online. Di coloro che ha già visto video attraverso il suo computer, il 45% lo sta facendo con regolarità, almeno per pochi minuti al mese.
Se l’adozione dei video online continuerà a questo ritmo, la cannibalizzazione dell’utilizzo della televisione tradizionale diventerà sempre più evidente. Più del 50% di coloro che sono stati intervistati ha dichiarato che da quando guarda video online ha ridotto da un minimo del 15% ad un massimo del 36% l’uso della televisione, ciò implica che questo slittamento delle piattaforme potrebbe cambiare le abitudini di acquisto dei consumatori.
“Pubblicità, fuori dal mio video!”
Alla domanda come gli utenti preferiscano vedere la pubblicità associata ai video online, la maggioranza ha risposto che preferisce vederla prima o dopo il video. I partecipanti alla survey di tutti e sei i Paesi hanno protestato relativamente ai tradizionali modelli di pubblicità televisiva che interrompono video e programmi.
“I consumatori hanno accresciuto le loro abitudini nell’accedere a nuove forme di contenuti attraverso fonti alternative, come video online o on-demand, senza costi, senza bisogno di biglietto d’ingresso e con una presenza molto limitata della pubblicità – ha dichiarato Saul Berman, Strategy & Change Consulting Leader IBM Global Business Services e autore di numerosi recenti studi – Le aziende devono trovare strade alternative più attraenti per rendere fruttuosi i nuovi contenitori o rischiano una sorte simile a quella del mercato musicale dove il valore generato attraverso i canali core è sceso precipitosamente”.
“Fornisco informazioni in cambio di incentivi”
Quasi il 60% della totalità dei partecipanti alla survey è disponibile ad offrire informazioni su se stesso – come età, genere, stile di vita e preferenze nelle modalità di comunicazione – in cambio di valore aggiunto. I giovani hanno minori remore nella diffusione delle proprie preferenze personali, e anche una cospicua parte degli intervistati sopra i 45 anni è disponibile a condividere informazioni su se stessa. Comunque, tutti dichiarano di voler avere un incentivo o un valore aggiunto in cambio.
I consumatori hanno indicato, tra gli incentivi più desiderabili, la diffusione gratuita di video e musica ad alta fedeltà, sconti presso i negozi preferiti e punti fedeltà per viaggi e hotel. Questi dati aggregati sono coerenti in tutti i Paesi, con l’eccezione di Giappone e India dove rispettivamente il 62% e il 72% degli intervistati sarebbe ben disposto a fornire informazioni personali contro un 45% degli americani.
“Voglio i miei contenuti e i miei messaggi integrati ovunque”
I più esperti consumatori digitali stanno cominciando ad utilizzare nuovi strumenti multimediali. Il segmento di persone tra i 13 e 24 anni possiede in media quattro o cinque strumenti multimediali a testa, di cui i più comuni sono lettori di musica digitali, come l’iPod, console per giochi, come la PlayStation della Sony, l’Xbox di Microsoft o il Wii di Nintendo, televisori ad alta definizione e giochi elettronici portatili. I Gadgetiers – stimati il 15% del mercato – hanno in media circa sette/otto strumenti o oggetti multimendiali per ciascuno, tra cui i più popolari sono i lettori di musica digitale, televisori ad alta definizione, lettori dvd e telefoni abilitati all’utilizzo di internet come l’iPhone o il BlackBerry.
Dal momento che i diversi strumenti sono sempre più parte dello stile di vita delle persone, i consumatori desiderano una maggiore capacità di integrazione tra di essi. Oltre il 40% degli intervistati è interessato alla portabilità dei contenuti tra i diversi strumenti. Circa uno su cinque è interessato a messaggi coerenti e “tagliati su misura” per i diversi strumenti. Gli investitori devono focalizzarsi sulle scelte del consumatore con l’obiettivo di conquistare e mantenere i propri clienti, che stanno facendo sempre meno affidamento sui contenuti forniti da un solo mezzo digitale.
“Visto che i consumatori si fidano dei contenuti distribuiti su più mezzi e strumenti digitali, la loro convergenza deve crescere – ha dichiarato Bill Battino, Managing Partner Communications Sector, IBM Global Business Services – Gli operatori devono pensare con attenzione alle diverse opzioni per mettere in atto strategie adeguate a trarre vantaggio dalla pubblicità e dalle opportunità commerciali legate alla televisione, agli strumenti mobili e al computer.”
Preferenze geografiche
Tra i dati emersi nei sei Paesi che hanno partecipato alla survey, l’Australia e il Regno Unito hanno la più alta adozione di siti dedicati al social network, con rispettivamente il 65% e il 70%, comparato ad un 60% negli altri Paesi. Gli Stati Uniti hanno il più alto livello di adozione dei servizi video a pagamento TV con il 45%, contro l’Australia che ha il più basso tasso di penetrazione pari al 25%. Sempre negli USA l’utilizzo di video online come HULU o YouTube è vicino al 40% contro un 28% nel Regno Unito. Giappone, Germania e India hanno il più alto tasso di adozione di strumenti mobili per la fruizione di video e musica.
Mentre sono emersi alcuni dati diversi da paese a paese, la maggioranza di tutti coloro che hanno partecipato alla survey ha affermato che le indicazioni ricevute dai propri amici hanno l’impatto maggiore sulle loro scelte, rispetto ai contenuti che vengono loro trasferiti da celebrità, o dai suggerimenti di dilettanti o professionisti.
Metodologia della ricerca IBM
L’indagine online è stata condotta durante il terzo trimestre 2008 a cura dell’Institute for Business Value di IBM. Al questionario hanno risposto 2.800 soggetti in sei paesi: Australia, Germania, India, Giappone, Regno Unito e U.S.A. Hanno risposto il 50% uomini e il 50% donne. Proporzionalmente la survey ha coinvolto 13 gruppi di età target. I partecipanti appartengono a diverse gamme di reddito familiare, il gruppo più vasto era composto da coloro che hanno un reddito di circa 100.000 $ all’anno. I risultati possono essere considerati rilevanti dal punto di vista statistico al 95% con un margine di errore di circa +/- 0.0138 punti.
Questa survey è parte del prossimo studio in uscita, dal titolo “Beyond Advertising: Fact or Fiction” la cui pubblicazione è pianificata per fine anno. E’ l’ultimo in ordine di tempo di una serie di studi sul tema: “The end of advertising as we know it,” “The end of television as we know it,” “Navigating the media divide: Innovating and enabling new business models” e “Beyond access: Raising the value of information in a cluttered market,” che forniscono indicazioni per i produttori di contenuti televisivi, le agenzie di pubblicità e i distributori, incluse le aziende di telecomunicazione e le reti televisive via cavo.
Nota dall’editore: IBM ha inoltre intervistato persone nelle strade di Francoforte, Londra, Mumbai, New York, Los Angeles, Sidnei e Tokio per informarsi relativamente alle loro preferenze pubblicitarie e a che tipo di strumenti digitali utlizzano. Guarda cosa hanno da raccontare:http://www.youtube.com/watch?v=sAmtQ04bHBk
fonte ibm.it
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Chromifox, trasformare Firefox in Google Chrome

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Purtroppo Google Chrome non è disponibile per Mac OS X e Linux, e pertanto bisogna ricorrere ad una soluzione per poterlo usare su questi sistemi: o si usa un emulatore o si prova un’alternativa.

L’alternativa si chiama Chromifox, ed è un tema grafico per Mozilla Firefox che vi permette di modificare Firefox in modo da farlo diventare assolutamente identico a Google Chrome.

Si può scaricare da qui: Chromifox per Mozilla Firefox 3.0-3.1

 

fonte

gozzinet.net