Chromifox, trasformare Firefox in Google Chrome

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Purtroppo Google Chrome non è disponibile per Mac OS X e Linux, e pertanto bisogna ricorrere ad una soluzione per poterlo usare su questi sistemi: o si usa un emulatore o si prova un’alternativa.

L’alternativa si chiama Chromifox, ed è un tema grafico per Mozilla Firefox che vi permette di modificare Firefox in modo da farlo diventare assolutamente identico a Google Chrome.

Si può scaricare da qui: Chromifox per Mozilla Firefox 3.0-3.1

 

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gozzinet.net

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Microsoft – Google, sfida sulla telefonia

La scorsa settimana si è fatto molto rumore sulla possibilità che Microsoft potesse tornare sui suoi passi e lanciare una nuova offerta per acquisire Yahoo!, orfana dell’alleanza con Google per i servizi di pubblicità on line. A stoppare sul nascere qualsiasi illazione ci ha pensato – come il Sole24ore.com ha documentato – Steve Ballmer in persona, autore di una decisa un’entrata a gamba tesa su Android, la piattaforma mobile per smartphone della grande rivale di Mountain View. Dalle recenti uscite del Ceo di Redmond e dai recenti annunci del gigante del software emerge così che a solleticare le offensive (o le controffensive) di Microsoft nei confronti di Google non sia più di tanto il mercato dell’advertising on line tout court quanto invece quello dei cellulari e dei servizi che vi corrono sopra.

Le alleanze con Verizon e Lg Electronics
L’intenzione di scippare a Google l’accordo con Verizon Wireless, la joint venture tra Verizon Communications e Vodafone, di cui si è avuto notizia venerdi, è una conferma esplicita di questo atteggiamento. Offrendo al secondo operatore mobile americano per numero di clienti una più generosa – sottoforma superiori garanzie di incasso – alleanza commerciale rispetto all’odiata rivale per portare il proprio servizio di ricerca e relativa pubblicità sui telefonini Microsoft ha fatto un chiaro passo nella direzione di scardinare i piani in ambito mobile di Google, che vanno dal search advertising alla piattaforma Android. La partnership con Verizon, a cui Google lavora da mesi e che ora sembra poter pendere a favore della società di Redmond, ha tutta l’aria di essere solo la prima di una lista di scaramucce che si annuncia molto lunga, proprio perché il posizionare motore di ricerca e annunci pubblicitari a proprio marchio sui telefonini è ritenuto da tutti un passaggio critico, irrinunciabile, per primeggiare nell’universo dei servizi Internet in mobilità.
Un altro, altrettanto significativo, accordo perfezionato da Microsoft di recente è quindi quello con Lg Electronics. Il produttore sudcoreano è il quarto vendor al mondo di telefonini e l’alleanza in questione ha per oggetto tecnologie e servizi per i dispositivi mobili convergenti, un ulteriore passo in avanti di una collaborazione già ben avviata nell’ambito specifico degli smartphone. Leggendo fra le righe l’accordo non si può fare a meno di notare almeno due cose: Lg è uno dei produttori che fanno parte del consorzio Open Handset Alliance (nel 2009, è quasi certo, lancerà il suo esemplare di googlefonino) ma non si sottrae certo a investire nuove risorse al fianco di Microsoft; la quota di mercato nei sistemi operativi per device mobili di Windows Mobile si attesta intorno al 12% e probabilmente a Redmond sono consapevoli che per crescere ancora serve allargare sensibilmente il fronte delle applicazioni della piattaforma, andando quindi oltre il solo segmento degli smartphone e mettendo quanto prima rigidi paletti per contrastare l’entrata in gioco su larga scala di Google Android. Senza dimenticare che a tirare le fila del mercato c’è sempre una certa Symbian (Nokia) e che degni attori protagonisti, con le rispettive piattaforme operative proprietarie, sono Rim con i suoi BlackBerry e Apple con il suo iPhone.

Obama chiama Microsoft e Google

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Che Obama fosse hi-tech lo si sapeva. E si sa anche che buona parte del suo trionfo è dovuto alla sua abilità di utilizzare le leve del social networking in Rete, sia per raccogliere fondi sia per diffondere il proprio programma ed il proprio  messaggio. Ora che Obama è Presidente in molti si chiedono se continuerà ad utilizzare il Web come ha fatto durante la corsa alla Casa Bianca, questa volta per creare consenso attorno ai suoi provvedimenti o per interpellare gli internauti in merito alle loro idee, oppure si comporterà come i politici nostrani, che dopo le elezioni fanno morire i loro blog personali tanto strombazzati in campagna elettorale.

L’impressione, comunque, è che lnternet e le nuove tecnologie avranno un posto fondamentale nell’azione di governo del neopresidente, tanto che i media americani danno per certa l’istituzione di un Chief Technology Officer, una sorta di ministero per l’innovazione nostrano. Per gli Stati Uniti si tratterebbe di una novità assoluta. E già si fanno i nomi di alcuni papabili per l’incarico: Steve Ballmer, Ceo di Microsoft, Jeff Bezos, amministratore delegato di Amazon,  Vinton Cerf, uno dei padri di Internet, oggi consulente di Google, il colosso del Web che qualche giorno prima dell’election day ha investito Obama del proprio endorsement. 

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affaritaliani

Google – Yahoo!, salta l’accordo sulla pubblicità

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Dopo tanto vociferare arriva la notizia che a quanto pare pone fine a mesi di trattative.

Infatti è di ieri la notizia che Google, date le nemerose difficoltà incotrate, ha deciso di far saltare l’alleanza sulla pubblicità sul web che stava creando con lo storico rivale Yhaoo!.

Questo naturalmente spingerà, Jerry Yang a indirizzarsi nuovamente verso Microsoft, infatti pare che senza l’aiuto di Google Yahoo! possa essere costretta a tornare a bussare alla porta di Bill Gates dopo che nello scorso gennaio il colosso di Redmond aveva presentato un’offerta di 33 dollari ad azione.

Purtroppo per Yang anche se ciò avvenisse la nuova offerta sarebbe nettamente inferiore anche a causa del momento negativo di tutti i mercati ed in particolare di Wall Street.

Infatti si parla di non più di 22 dollari per azione, ovvero a distanza di soli dieci mesi una perdita del 35 %.

Vedremo cosa decideranno di fare Gates e Yang.

a presto

 

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forbes.com

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OpenID, c’è anche il si di Google

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OpenID è un meccanismo di identificazione creato da Brad Fitzpatrick di LiveJournal. Si tratta di un network distribuito e decentralizzato, nel quale la propria identità è un URL, e può essere verificata da qualunque server supporti il protocollo proprietario.

Sicuramente una grande comodità, che però non è ancora definitivamente e totalmente sfruttabile.

La notizia però è un’altra e ha una valenza fondamentale al fine del completamento del progetto.

Infatti dopo l’adesione di Microsoft e, ancora prima, Yahoo e altri colossi dell’informatica tra cui IBM, ha aderito al framework OpenID anche Google.

Cosa significa questo?
In pratica, se si avrà un account Microsoft Windows Live, Google ma anche Yahoo si potrà accedere con le stesse credenziali su altri siti web come AOL, MySpace, Plaxo, Zoho o Buxfer, senza dover creare un nuovo account su questi ultimi.

Ovviamente giganti di questo calibro hanno fatto valere il proprio brand cercando di sovrapporlo a quello OpenID con l’obiettivo di porre alcune limitazioni al progetto.
Ad esempio, L’account Windows Live, così come gli altri, consentiranno si di accedere ad altre community che adottano l’Open ID, ma non sarà possibile il contrario. Un account creato su un altro sito, sia pure con OpenID, non vi consentirà di accedere a Windows Live.

Un’altra limitazione è quella di poter usare OpenID solo per le informazioni di login, il che significa che gli account con tali servizi non saranno trasferibili.
Ovvero non sarà possibile utilizzare un account Windows Live per accedere ai servizi sul sito di Yahoo e vice versa.